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Paul LeRoy Bustill Robeson (Providence, 9 aprile 1898 – Philadelphia, 23 gennaio 1976) è stato un attore, cestista, cantante, poliglotta, avvocato, cantante baritono-basso ed un attivista per i diritti civili statunitense. Robeson nacque a Princeton, Rhode Island. Nonostante la difficile infanzia (la madre muore quando egli aveva sei anni), dimostrò un'incredibile serie di talenti (sportivi, umanistici e artistici), ottenendo eccellenti risultati alla Rutgers University. Conseguì la laurea in Legge alla Columbia Law School in tempi brevissimi, ma uscì subito dall'ambiente giuridico. Intraprese così la carriera musicale come cantante basso-baritono e come attore teatrale. Negli anni '20 Robeman si sposò con Eslanda "Essie" Cardoso Goode, una ricercatrice e biologa del Presbyterian Hospital di New York. Nel 1925, dopo aver già recitato con successo molti spettacoli teatrali, debuttò nel cinema con Body and Soul, e nello stesso anno rinunciò a una parte nel film Lulu Belle, nel quale avrebbe dovuto interpretare un personaggio che, secondo la gente dell'epoca, ricalcava tutti i luoghi comuni delle persone afroamericane; infatti trovò ciò particolarmente offensivo. Ottenne molto successo sia sul mercato americano che inglese, cosa che lo portò a trasferirsi in Inghilterra, girando costantemente per concerti sempre affollati. Iniziò a studiare la storia e le tradizioni del suo continente d'origine, l'Africa, e in qualche anno arrivò a parlare una ventina di lingue, di cui una decina fluentemente. Nel 1935 rientrò in America. Durante la Guerra fredda, combattè per i diritti dei neri, e da quel momento ebbe enormi problemi con il governo, a tal punto che gli verrà sequestrato il passaporto, e nel 1955, per le sue simpatie socialiste, nacquero dei seri dubbi da parte dello stato. Riavuto il suo passaporto, Robeson e sua moglie compirono varie tappe per il mondo e negli Stati Uniti fino a quando ritorneranno nel 1963, ma con la morte per Eslanda nel 1966. Per lui cominciò un periodo di indebolimento psico-fisico, che passò per la maggior parte del tempo in ospedale. Da tutto il mondo intanto amici, politici, artisti e gente di tutto il mondo gli scrissero lettere di incoraggiamento, tanto che nel 1968, per il suo settantesimo compleanno, gli dedicarono una festa da Londra, nella quale presero parte molti attori e artisti celebri. Dopo due attacchi cardiaci, Paul Robeson morì il 23 gennaio 1976. Fimografia:
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Concerto della memoria “Paul Robeson - L’oscura voce della libertà” Paul Robeson, cantante di colore nell'America degli anni '30, attore, avvocato, sportivo, instancabile lottatore per i diritti di tutti contro il razzismo e l'indifferenza, rappresenta un chiaro esempio di artista militante della vita. Lo ricorda Pablo Neruda nel suo “Canto general” ed il grande poeta turco Nazim Hikmet . Oggi è di grande attualità il suo messaggio di musica, pace e tolleranza ed è per questo che l'associazione Antonio Cotogni, ha deciso nell'ambito del progetto “ L’Artista e l'impegno”, ricordare questo importante artista, oggi purtroppo dimenticato. L'attualità di questa tematica della società di oggi ci conduce al bisogno di educare alla condivisione e alla solidarietà; per far luce nel lato oscuro di ognuno di noi e vedere nel “diverso” una risorsa e non una minaccia. I cambiamenti sociali ci mettono davanti alle nuove realtà ed il capire delle vecchie generazioni aiuterà i giovani a vivere meglio questo presente ma soprattutto il nuovo futuro. Lo spettacolo alterna musica classica a negro spirituals, e testi che accompagneranno idealmente questo percorso di arte e di memoria. Al concerto partecipano quattro cantanti solisti, un pianista ed una voce recitante.
L’invasione gringa di Josè Pedroni [recitato]
Oggi nessuno arriverebbe Ma loro arrivarono. Erano mille e duecento Attraversarono il Fiume Salato Nell’attraversare, affamati, l’assaggiarono. Gli uomini dissero: E’ amaro Ma andarono avanti. Le navi, una, due, tre, quattro, tornavano vuote in rotta dell’Atlantico.
Santa Lucia lontana: canta Loredana Margheriti
Il suo carico era ora sui carri, insieme ai bambini che piangono, alle madri che allattano l’ultimo figlio nato. Il grano lo portavano le donne nei capelli dorati Fogli di vecchi libri volavano nel campo.
Lejana tierra mia: canta Patrizia Pavoncello
Dove era l’oro da tutti ricercato? L’oro era in un piccolo albero L’oro era un inganno Solo piccoli fiori D’oro profumato. Gli Indios, nascosti li guardavano gli occhi nerissimi si chiudevano davanti agli occhi chiari.
O sole mio: canta Salvatore Maligno
Un bambino che chiede: quando tornano le navi. Una mano di madre che ferma la domanda. Un uomo con gli occhi fermi sulla terra che scrive: siamo arrivati ci sono alberi enormi molti uccelli, una croce nel cielo, luminosa un rio amaro.
Piangono gli occhi miei: canta Giuditta Puccinelli
La loro lingua era difficile i nomi erano rari I gauchos morirono senza sapere pronunciarli Belincourt si chiamavano sembra un filo arruffato
La vie en rose: canta Loredana Margheriti
Zingerling si chiamavano come il suono di una campanella d’argento
Lili Marlene: canta Giuditta Puccinelli
Zimmerman: un disegno attraversato dal mare.
Dona Dona: canta Patrizia Pavoncello
Ma più indietro venivano i nomi italiani Boncompagni davanti come il vino versato.
Quel mazzolin di fiori: canta Loredana Margheriti
Razzismo e memoria “Cara moglie, ho finalmente concluso il ritratto musicale di Monostato, l’infido servo di Sarastro, lussurioso aggressore , diventa così l’immagine stessa della cattiveria, nero di pelle, spietato, servile con i forti e crudele con i deboli, dirà a lui Sarastro: Troppo bene so, che nera hai l’anima, quanto la nera faccia. Finirà all’inferno insieme alla Regina della Notte, con il trionfo della saggezza ed in un tripudio d’amore universale. Ricevi un saluto dal tuo devoto marito Wolfang Amadeus Mozart"
Tutti godono: canta Salvatore Maligno
Negli anni ’40 migliaia di treni partivano da tutti i paesi europei, con destino i campi di sterminio. Se oggi parliamo con persone che non hanno vissuto in quegli anni, delle nostre esperienze, c’è sempre qualcosa che rimane per loro incomprensibile. Può un uomo essere portato alla morte, solo per appartenere ad un gruppo razziale considerato inferiore? Decine di migliaia di uomini, donne e bambini, furono deportati ad Auschwitz e lì morirono. Una storia come questa non è mai chiusa. Grida e chiama ognuno di noi, per essere capita. E perché non si ripeta, deve essere necessariamente essere capita.
Ballata di Marie Sanders: canta Giuditta Puccinelli
Razzismo e America di Paul Robeson Paul Robeson nasce a Princeton nell’ aprile 1898,appartenente ad una famiglia che fin dalla fine del Settecento avevano dato inizio alle lotte per la liberazione del popolo nero. Fin da giovane Paul si distingue in una incredibile serie di talenti: sportivi, umanistici, artistici.
Nobody Knows: canta Patrizia Pavoncello
E’ il primo giocatore di colore, a diventare membro dell'All American Football Team, il suo impegno sportivo, tuttavia, dura poco. I neri sono tutt'altro che ben accetti in formazioni bianche e solo un ingresso a pieno titolo nel mondo professionistico gli potrebbe garantire di pagarsi gli studi e avere una vita meno difficile.
Deep River: canta Patrizia Pavoncello
In tempo record consegue la laurea in Legge ed entra nella professione. Ma altrettanto immediatamente, deluso e abbattuto, se ne esce, quando, nel corso di una causa la dattilografa del tribunale si rifiuta di "scrivere sotto dettatura di un negro", capisce che anche questo mondo gli é precluso. Ma, essendo dotato di una stupenda voce e di una grande presenza scenica insieme ad un talento straordinario per il canto e la recitazione viene notato e comincia a lavorare come attore e come cantante.
L’usignuolo: canta Loredana Margheriti
Sono gli anni Venti, quando Eugene O'Neill gli offre la possibilità di recitare nell'Imperatore Jones. La resa artistica si rivela come il migliore trampolino possibile per una carriera che a livello artistico non troverà mai neppure un ostacolo. Nel 1935 diverrà uno dei primi interpreti di Porgy and Bess di G. Gershwin.
Summertime: canta Loredana Margheriti
Ma la fama di Paul Robeson, le sue amicizie in tutto il mondo, il rispetto di cui gode la sua arte si oppongono all'America più oscura, ignorante, rozza, violenta, in una parola, razzista.
My man’s gone now: canta Giuditta Puccinelli
Dal 1934 viene sospettato ma è dal 1941 che viene sistematicamente perseguitato Tuttavia, finchè dura la guerra, soffre il “normalissimo“ razzismo della strada, fatto di ingiurie, offese, sputi. I veri guai iniziano con la fine della guerra "calda" e l'inizio di quella "fredda", nel 1946. Quell’anno vede Robeson impegnarsi a tempo pieno nella difesa dei diritti dei neri.
Kumbaya: canta Patrizia Pavoncello
Nel 1950 il governo gli toglie il passaporto. Nel 1952 gli si vorrebbe impedire di cantare al Parco della Pace , ma oltre quarantamila spettatori si oppongono e lui canta. Nel 1957, non potendo accogliere l'invito dei minatori gallesi a partecipare al loro congresso, dedica loro un concerto che eseguirà al telefono! All’inizio degli anni '50 un gruppo di artisti, aderisce ad una proposta di Leonard Berstein di dire qualcosa di serio, con opere a carattere popolare. Con questa idea nel 1954 nasce il musical Candide, ispirato al Candido di Voltaire, che include una parodia delle sedute della commissione Mac Carthy. Il suo debutto in un teatro di Broadway, sarà un fiasco, e dovrà attendere fino al 1971 per avere un allestimento integrale.
Quiet: cantano Loredana Margheriti e Patrizia Pavoncello
Nel 1958, finalmente canta alla Carnagie Hall annuncia di essere tornato in possesso del passaporto e ricomincia a girare il mondo recitando e cantando. Sempre in teatri pieni sia a Parigi a Liverpool, a Berlino e Vienna, nei paesi scandinavi e nell'Est europeo, in Nuova Zelanda, Cina, Australia… ma non in Italia. Il Belpaese non ha mai ospitato nè Paul Robeson nè Billy Eckstine e Billie Holiday vi è stata fischiata e spernacchiata!
Strani frutti
Gli alberi del Sud danno uno strano frutto, Sangue sulle foglie e sangue alle radici, Neri corpi impiccati oscillano alla brezza del Sud, Uno strano frutto pende dai pioppi. Una scena bucolica del valoroso Sud, Gli occhi strabuzzati e le bocche storte, Profumo di magnolie,dolce e fresco, Poi improvviso l’odore di carne bruciata. Ecco il frutto che i corvi strapperanno, Che la pioggia raccoglierà, che il vento porterà via, che il sole farà marcire,che gli alberi lasceranno cadere Ecco uno strano e amaro raccolto.
Strange Fruit: canta Giuditta Puccinelli
Non ha mai potuto cantare con la sua bella voce di basso l’opera lirica, ma i suoi negro – spirituals, avevano la forza interpretative del grande teatro cantato. Morì nel 1978 e con lui se ne andava l’artista e l’uomo che intelligenti critici avevano chiamato per i suoi tanti talenti "Un moderno uomo del Rinascimento"
Old man river: canta Salvatore Maligno [primaparte]
A Paul Robeson (Hazim Hikmet) Non ci lasciano più cantare Robeson Usignolo dalle ali d’aquila Fratello nero dai denti di perla Non ci lasciano cantare le nostre canzoni. Hanno paura, Robeson Paura dell’alba, paura di vedere Paura d’intendere , paura di toccare. Hanno paura d’amare. Paura d’amare come ama appassionatamente Herat Certamente anche voi fratelli neri avete un Herat … come lo chiami tu, Robeson? Hanno paura del grano e della terra Paura dell’acqua che scorre Paura di ricordare. La mano d’un amico che non vuole favori Né provvigioni né rinvii Come un tiepido uccello mai strinse la loro mano Hanno paura della speranza, Robeson, paura della speranza. Hanno paura,usignolo dalle ali d’aquila, hanno paura dei nostri canti, Robeson.
Old man river: canta Salvatore Maligno [seconda parte]. |
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Tecnica vocale e canto a cura della Maestra Rosa Rodriguez:
Si propone lo studio dello strumento voce, la sua costruzione ed i lavoro necessario per dar vita a qualsiasi forma di canto artistico. Ed è il cantare facile in ogni genere musicale, l’elemento che distingue insieme al proprio suono ogni bravo cantante. Affinché questo accada, bisogna unire al lavoro vocale una rieducazione del lavoro del corpo. Si elimineranno così le tensioni superflue legate ad un uso scorretto del movimento corporeo: caricare collo – testa – schiena, il quale crea difficoltà respiratorie e ostacola il suono, portando, inevitabilmente, ad una spinta che impedisce una prestazione artistica di qualità. L’obiettivo è riuscire a cantare in maniera naturale, a prescindere dal genere musicale, valutando, un repertorio idoneo alla propria voce.
S E M I N A R I O
La tecnica Alexander ed il lavoro del corpo. Il seminario si svolge in quattro incontri. È rivolto a cantanti d'ogni genere, ad attori, e a tutte quelle persone che usano la propria voce come strumento di lavoro. Ha come finalità quella di ristabilire un corretto rapporto fra la posizione del corpo, la respirazione, ed il suono della voce, evitando l'affaticamento vocale. La tecnica Alexander ci insegna ad utilizzare la quantità di tensione necessaria per compiere semplici attività quotidiane come sedersi, camminare, stare in piedi, abbandonando le abitudini scorrette.