| Visita ad Auschwitz |
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Visita commemorativa ai Lager di Auschwitz e Birkenau giugno 2008. Auschwitz resta il più grande campo di concentramento che Himmler, capo delle SS, volle realizzare in Polonia a circa 50 Km da Cracovia, in una zona isolata e malsana. Esso diventò quello cui dall'inizio era stato destinato: non un campo di prigionia o di lavoro forzato ma un "Vernichtimgslager", un campo di sterminio. Vernichtmgslager in tedesco ha un significato ancora più terribile di sterminio, vuol dire trasformare in nulla, annientare; in luogo quindi ove si cancellava la persona e il suo spirito prima del corpo. Questo, come ha testimoniato in un suo scritto Otto Friederick , fu Auschwitz. La nostra visita, quale reverente omaggio ai Martiri che qui consumarono il proprio Olocausto, ha voluto anche essere un atto di partecipazione, con tutti coloro che intendono perpetuare la Memoria di uno dei più grandi crimini contro l’umanità compiuti in nome di una folle ideologia razzista, affinché mai in futuro si possano reiterare i massacri. Approssimandosi al Lager, l'attenzione viene richiamata da una doppia fila di reticolati che all'epoca erano percorsi da corrente ad alta tensione. L'entrata è situata in un grande edificio nel quale, al tempo si effettuava l'immatricolazione dei deportati ed ora è sede dei servizi di accoglienza e di informazione per i visitatori. Attraversato l'ampio locale si entra nel lager vero e proprio e si inizia a percorrere la serie dei viali e gli spazi lungo i quali sono tuttora esistenti gli edifici in muratura detti blok, progressivamente numerati, e grandi baraccamenti occupati o dai deportati o dai sevizi e magazzini. Ovunque visibili le grosse torri di guardia, scaglionate strategicamente specie lungo la doppia fila di reticolati elettrificati e munite di riflettori. Sulla sinistra dell'ingresso interno si trova il famoso cancello in ferro, unico accesso al lager per i deportati, sovrastato dal cinico motto"Arbeit macht frei" (Il lavoro rende liberi). Tutti gli internati ad Auschwitz avevano l'obbligo di lavorare(in media 11-12 ore al giorno); giunti allo sfinimento venivano avviati ai crematori e sostituiti con i nuovi arrivati. Le diverse tipologie di prigionieri potevano essere riconosciute da speciali triangoli colorati apposti sulle loro casacche: - una stella gialla a sei punte o due triangoli sovrapposti, il primo giallo e il secondo di colore diverso, indicava gli ebrei; - un triangolo verde indicava i criminali comuni; - un triangolo rosso indicava gli oppositori politici; - un triangolo rosa indicava gli omosessuali; - un triangolo nero indicava "gli asociali"; - un triangolo marrone indicava gli zingari; - un triangolo viola indicava i Testimoni di Geova.
Forte è l'impatto emotivo nella visita dei blocchi costituenti Auschwitz I (nucleo originario del campo, costruito agli inizi del 1940 in prossimità della località polacca di Oswiecin) nonostante alcuni locali siano stai ora attrezzati per esporre oggetti, reperti, documenti e tabelle esplicative in tre lingue: polacco inglese ed ebraico. I blocchi destinati ai prigionieri erano dotati di giacigli a castello a tre piani. Le condizioni di sovraffollamento aumentavano sia il tormento, sia i pericoli di infezione in corpi già denutriti o sfiniti. Nei vari edifici atroci testimonianze: cataste di scarpe, di valigie e di oggetti vari, tolti ai deportati prima delle esecuzioni; scarpe di bambini e montagne di capelli umani che venivano utilizzati per tessere tessuti speciali. Tra il blocco 10 e l’11 c’è un ampio piazzale: in fondo il muro per le fucilazioni, riservate specialmente ai ribelli o ai cospiratori polacchi. Il blocco 11 è chiamato blocco della morte poiché ospita le stanze, rimaste intatte, con le scrivanie e gli schedari al loro posto, in cui avvenivano i processi sommari della Gestapo. Le sentenze venivano subito eseguite. In fondo al corridoio è visibile il patibolo per le impiccagioni. Nello scantinato si affacciano le celle ove si moriva di fame o mancanza d’aria. È qui·che le SS hanno svolto i primi esperimenti di soppressione con l’uso del gas “Ziclon B”·i cui barattoli vuoti, in gran quantità, sono tuttora visibili. E giunge il momento più terribile di tutto il percorso del Lager: l’ingresso nel locale ove venivano gasati a centinaia i deportati, anch’esso rimasto intatto. Quella luce fioca prodotta da poche semplici lampadine appese al soffitto crea un’atmosfera irreale che altera il corso dei nostri pensieri, il ritmo del nostro respiro, la realtà del tempo trascorso. È il crematorio n°1, l’unico rimasto con il contiguo locale dei forni poiché i tre crematori più grandi situati nel vicino campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz 2) furono distrutti dalle SS nel tentativo di occultare i crimini, prima dell’arrivo delle truppe russe che liberarono i campi il 27 gennaio 1945. Birkenau sorge in una vasta zona a circa 2 chilometri da Auschwitz1 e dal 1942 divenne luogo del più feroce genocidio di massa degli Ebrei provenienti da tutta Europa, la cui maggior parte veniva direttamente condotta nelle camere a gas dopo una sommaria selezione sulla piattaforma ferroviaria, appena scesi dal treno. Da un’attendibile indagine, le soppressioni effettuate dalla gestapo nel complesso dei due campi ammontano a circa un milione e centomila, ma secondo molti testimoni e anche considerando il caos determinatosi nell’ultimo anno di attività dei lager, con l’Armata rossa in avvicinamento, esse furono molte di più. Il campo di Birkenau, così rimasto nel tempo, è molto danneggiato: distrutti dalle SS i crematori, crollata gran parte delle baracche che qui erano prevalentemente di legno, tanto che solo parte di esse è accessibile. Questo conservano all’interno i famigerati giacigli a castello e le orrende latrine. Ma ciò che terribilmente colpisce in Birkenau, sono i binari ferroviari che dal massiccio ingresso a torre conducevano i treni con i vagoni piombati all’interno del campo ove scaricavano il loro carico umano sulla piattaforma, tuttora esistente, fra le massicciate ferroviarie. Dalle innumerevoli foto scattate dalle stesse SS è possibile rivivere lo strazio delle moltitudini dei deportati, delle donne, dei vecchi e dei bambini, già in parte sfiniti, e che là venivano divisi, ammassati, selezionati come bestie da ufficiali e medici delle SS, per essere avviati al loro destino. Abbiamo sostato su quella piattaforma, camminato lungo quei binari. Un’esperienza che non si può descrivere, ma che risveglia nell’animo l’esecrazione per quegli assassini degni di una giustizia inesorabile che purtroppo, col passare degli anni e per vergognosi calcoli politici non è stata mai fatta se non in piccolissima parte, nei primi giorni dopo la fine del conflitto. L prime ombre del tramonto accompagnano i nostri passi sulla via del ritorno. Le nostre lacrime e la nostra commozione si sciolgono rammentando le parole di Primo Levi, pesanti come un macigno, incise sulla parete di quel blocco di Auschwitz1 dedicato alla·memoria dei caduti italiani, dinanzi alle quali abbiamo sostato poche ore prima:
Visitatore, osserva le vestigia di questo campo e medita. Da qualunque paese tu venga Tu non sei un estraneo. Fa che il tuo viaggio Non sia stato inutile, che non sia stata inutile la nostra morte. Per te e per tuoi figli. Le ceneri di Osswiecin Valgono di ammonimento: fa che il frutto orrendo dell’odio di cui hai visto qui le tracce non dia nuovo seme né domani nè mai. Franco Puccinelli e Angelo Paionni |
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Martedì 20 dicembre alle ore 16.00 presso l'Associazione Onlus ANTEA in Piazza Santa Maria della Pietà, 5 ci sarà il Concerto "Per un Natale di musica e canto". Buone Feste!
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Pronuncia e articolazione
“L’articolazione è la forma esteriore e sensibile della parola, la pronuncia è la forma interiore. L’orecchio sente il suono articolato, lo spirito sente il suono pronunciato”. C. Gounod
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Tecnica vocale e canto a cura della Maestra Rosa Rodriguez:
Si propone lo studio dello strumento voce, la sua costruzione ed i lavoro necessario per dar vita a qualsiasi forma di canto artistico. Ed è il cantare facile in ogni genere musicale, l’elemento che distingue insieme al proprio suono ogni bravo cantante. Affinché questo accada, bisogna unire al lavoro vocale una rieducazione del lavoro del corpo. Si elimineranno così le tensioni superflue legate ad un uso scorretto del movimento corporeo: caricare collo – testa – schiena, il quale crea difficoltà respiratorie e ostacola il suono, portando, inevitabilmente, ad una spinta che impedisce una prestazione artistica di qualità. L’obiettivo è riuscire a cantare in maniera naturale, a prescindere dal genere musicale, valutando, un repertorio idoneo alla propria voce.
S E M I N A R I O
La tecnica Alexander ed il lavoro del corpo. Il seminario si svolge in quattro incontri. È rivolto a cantanti d'ogni genere, ad attori, e a tutte quelle persone che usano la propria voce come strumento di lavoro. Ha come finalità quella di ristabilire un corretto rapporto fra la posizione del corpo, la respirazione, ed il suono della voce, evitando l'affaticamento vocale. La tecnica Alexander ci insegna ad utilizzare la quantità di tensione necessaria per compiere semplici attività quotidiane come sedersi, camminare, stare in piedi, abbandonando le abitudini scorrette.

♫ Ascolta la voce di ANTONIO COTOGNI ♫
Duetto tratto da "I Mulattieri "di Masini con Francesco Marconi
♫ Rara incisione di Antonio Cotogni che a 77 anni canta "O casto fior" ♫
La voce di Antonio Cotogni è stata una delle più belle che siano mai esistite. Estesa dal La naturale basso al Si naturale acuto, fu giudicata come la voce-tipo del baritono. Hanno detto della sua voce: "Essa è piena, fluida, eguale e commuove specialmente l’uditorio nel canto a fior di labbra. Artista perfettissimo, il Cotogni fa di ogni sua parte una creazione; difficilmente sorgerà un altro cantante ad emularlo; a superarlo giammai". Fu infatti il più grande baritono del suo tempo, grande come cantante e come attore, e solo Mattia Battistini, che si formò sotto la sua guida sapiente, riuscì poi ad avvicinarglisi.
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