| Maria Caniglia |
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| Articoli - Biografie | |
![]() Maria Caniglia nacque a Napoli l'11 maggio 1905 e studiò e si diplòmò al Conservatorio di questa città. Il suo debutto avvenne nel 1929 al teatro Regio di Torino nel ruolo di Crisotemide nell'Elektra di R. Strauss, passando subito dopo al Carlo Felice di Genova, all'Opera di Roma come Magda della Campana sommersa di Respighi e al Politeama di Firenze. Nella stagione 1930/31 esordì alla Scala con Vascello Fantasma, Straniero di Pizzetti (Maria), Maschere di Mascagni (Rosaura), Notte di Zoraima di Montemezzi (Manuela). Nell'estate del 1931 si fece conoscere all'Arena di Verona dove sarebbe tornata con frequenza negli anni successivi) con Maestri Cantori e con quest'opera tornava al Teatro dell'Opera di Roma (1931/32), altro teatro con cui avrebbe instaurato un lunghissimo rapporto. Nel 1931/32 fu alla Scala con Notte di Zoraima, Basi e bote di Pick-Mangiagalli (Rosaura), Ratcliff di Mascagni (Maria) e Turandot (Liù) e nel 1932/33 vi cantò Lohengrin e Simon Boccanegra. Nella stessa stagione il Lohengrin le valse un notevole successo al Regio di Torino e alla Fenice. Nel 1933, inoltre, cantò per la prima volta Andrea Chénier al Municipale di Piacenza e la sua prima Tosca a Casalmaggiore. Per la Scala, comunque, la Caniglia era ancora quello che si può definire come un soprano "lirico puro". Infatti, nella stagione 1933/34 le sue opere furono Maestri Cantori e Mefistofele e nel 1934/35 Faust, Werther (Carlotta), Otello e Falstaff (Alice). Nel frattempo la Tosca era entrata stabilmente nel suo repertorio. La sesta stagione alla Scala (1935/36), le assegnò il Lohengrin (Elsa), Mefistofele, Otello e Siberia di Giordano (Stephana), mentre nel 1936/37 le opere furono Falstaff, Tosca, Lucrezia di Respighi (prima esecuzione e protagonista) e Ifigenia in Tauride di Gluck (protagonista). Nel 1936 esordì sial al Covent Garden (Falstaff e Tosca) sia al Colòn, dove cantò Aida, Tosca e Trovatore, opera questa già sperimentata nel 1936. Nella stagione 1938/39 fu molto impegnata all'Opera di Roma (Africana, Wally, Luisa Miller, Tosca). La sua evoluzione verso parti di soprano "spinto" era ormai evidente, ma la Scala aveva Gina Cigna e alla Caniglia riservò Otello e Nozze di Figaro. Nel 1938/39 la Caniglia debuttò al Metropolitan (Otello, Falstaff, Simon Boccanegra, Tosca, Aida). In quella stessa stagione fu Violetta della Traviata sia alla Scala che all'Opera di Roma (e poco dopo anche al Covent Garden). Nella decima stagione alla Scala cantò Andrea Chénier, Lohengrin, Trovatore (1939/40), nel 1940/41 Poliuto, Ballo in maschera, Traviata, Manon Lescaut, Aida, nel 1941/42 Adriana Lecovreur, Tannhauser, Otello, nel 1942/43 Forza del Destino, Wally, Traviata e Trovatore. La sua voce, veramente eccezionale per schiettezza, fluidità, la pastosa dolcezza del timbro, il volume e la potenza del registro grave, era capace, in questo repertorio, di un canto puro e soave, articolato su un accento veramente espressivo e suadente; il settore acuto era squillante e sicuro. Nel primo periodo della carriera, Maria Caniglia ebbe con tutta probabilità la più bella voce di soprano che l'Italia vantasse prima di Renata Tebaldi. Sicuramente l'ampiezza lasciava prevedere una certa attitudine anche ad un genere più spinto, ma il timbro aveva dolcezza, velluto, calore e il fraseggio poteva contare sia su acuti pieni e squillanti sia su delicate modulazioni e, infine, su un eccellente legato. D'altra parte la decisione di avventurarsi nel repertorio drammatico, venne presa dalla Caniglia quasi per necessità: infatti, in quel periodo (si direbbe una storia già conosciuta) le cosiddette "voci verdiane" erano molto poche anche in conseguenza della fine di alcune carriere come ad esempio quelle di Bianca Scacciati, Rosa Ponselle, Giannina Arangi-Lombardi. Ovviamente, il passare degli anni incise in modo negativo sul piano vocale. Pur mantenendo volume e potenza, il registro grave si fece sempre più scuro e risonante e si notava una perdita di estensione verso l'alto tradendo uno sforzo che in precedenza non esisteva, con inevitabili ripercussioni sulla facilità di emissione e sulla stessa intonazione. Volle cimentarsi allora in alcuni ruoli del registro mezzo-sopranile. Dopo quasi trent'anni di carriera, si ritirò dalle scene nel '59 con Tosca al Teatro dell'Opera del Cairo. È indubbio che Maria Caniglia fu il soprano più noto ed acclamato nel ventennio 1930/50 e fu una delle ultime grandi voci uscita dalla scuola napoletana dopo Giannina Arangi-Lombardi ed Ebe Stignani. Si spense a Roma il 16 aprile 1979. L'Associazione Musicale "Maria Caniglia" di Sulmona, fondata nel 1983, organizza annualmente, a partire dall'agosto 1984, un Concorso Internazionale di Canto dedicato alla grande artista lirica abruzzese e riservato alle sole voci femminili di soprano e mezzo soprano. Questa manifestazione, nata con l'intento di scoprire nuovi talenti, aiutarli nella carriera e seguirli nella loro vita professionale, è ben presto decollata sia per l'altissima professionalità e fama delle giurie internazionali che si sono succedute nelle varie edizioni, che per le stesse straordinarie audizioni di volta in volta segnalate. |
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Tecnica vocale e canto a cura della Maestra Rosa Rodriguez:
Si propone lo studio dello strumento voce, la sua costruzione ed i lavoro necessario per dar vita a qualsiasi forma di canto artistico. Ed è il cantare facile in ogni genere musicale, l’elemento che distingue insieme al proprio suono ogni bravo cantante. Affinché questo accada, bisogna unire al lavoro vocale una rieducazione del lavoro del corpo. Si elimineranno così le tensioni superflue legate ad un uso scorretto del movimento corporeo: caricare collo – testa – schiena, il quale crea difficoltà respiratorie e ostacola il suono, portando, inevitabilmente, ad una spinta che impedisce una prestazione artistica di qualità. L’obiettivo è riuscire a cantare in maniera naturale, a prescindere dal genere musicale, valutando, un repertorio idoneo alla propria voce.
S E M I N A R I O
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