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Un secolo di scienza PDF Stampa E-mail
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Un sincero augurio dall'Associazione per i primi 101 anni di una grande donna, orgoglio italiano.

«Oggi ritengo di avere più possibilità di quando avevo 20 anni, per profondità di pensiero e di intuito, creatività e fantasia». R. L. Montalcini

Rita Levi-Montalcini (Torino, 22 aprile 1909) è una scienziata e senatrice italiana. È stata insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986 e nominata senatrice a vita nel 2001 dal presidente Carlo Azeglio Ciampi. È socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per la classe delle scienze fisiche. Figlia di Adamo Levi, ingegnere elettrotecnico e matematico dotato, e della talentuosa pittrice Adele Montalcini, e sorella di Gino (1902 – 1974, eccellente scultore e architetto in voga negli anni trenta), e Anna (1907 – 2003), nel 1909 Rita nacque insieme alla sorella gemella Paola (1909 – 2000, nota pittrice). Entrambi i genitori erano molto acculturati e instillarono nei figli il proprio alto apprezzamento per la ricerca intellettuale. Trascorse l'infanzia e l'adolescenza in un ambiente ricco di affetto, sebbene dominato da una concezione tipicamente vittoriana dei rapporti con i genitori e dei ruoli femminili e maschili e dalla forte personalità del padre. Costui aveva un grande rispetto per le donne, ma credeva che una carriera professionale avrebbe interferito con i doveri di una moglie e di una madre. Perciò decise che le sue tre figlie non sarebbero state impegnate negli studi che aprono la via ad una carriera professionale e che non si sarebbero iscritte all'università; furono iscritte, infatti, a un liceo cosiddetto "femminile". Rita, a vent'anni, resasi conto di non potersi adattare ad un ruolo femminile come concepito da suo padre, gli chiese il permesso di impegnarsi in una carriera professionale. In otto mesi colmò le sue lacune in latino, greco e matematica, sostenne da esterna l’esame di maturità e ottenne il diploma di scuola superiore. Paola studiò pittura con Felice Casorati e diventò un'artista di grande valore mentre Rita, inizialmente propensa ad una carriera da scrittrice e descrivere una saga italiana allo stile "Lagerlof", nonostante il padre fosse d’idee tradizionali e contrario all’emancipazione femminile, decise nell'autunno del 1930 di studiare medicina all'università di Torino; la scelta di medicina fu determinata dal fatto che in quell'anno si ammalò e morì di cancro la sua amata governante. All'età di vent'anni entrò nella scuola medica dell'istologo Giuseppe Levi (padre di Natalia Ginzburg), iniziando gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della seconda guerra mondiale. Ebbe come compagni universitari due futuri premi Nobel, Salvador Luria e Renato Dulbecco. Tutti e tre furono studenti di Giuseppe Levi verso il quale si sentirono in debito per una superba formazione in scienze biologiche e per aver insegnato loro come affrontare i problemi scientifici in un modo più rigoroso in un momento in cui tale approccio era del tutto "inusuale"; fu lo stesso Levi ad introdurre in Italia il metodo di coltivazione in vitro. Nel 1936 il rettore dell'Università di Torino, Silvio Pivano, le conferì la laurea in Medicina e Chirurgia con 110/110 e lode, successivamente, si specializzò in neurologia e psichiatria, ancora incerta se dedicarsi completamente alla professione medica o allo stesso tempo portare avanti le ricerche in neurologia. Quello stesso anno Benito Mussolini pubblicò il “Manifesto per la difesa della razza” firmato da dieci scienziati italiani cui fece seguito la promulgazione di leggi di blocco delle carriere accademiche e professionali a cittadini italiani non ariani. Nel 1938, in quanto ebrea sefardita, fu costretta dalle leggi razziali del regime fascista ad emigrare in Belgio con Giuseppe Levi, sebbene stesse ancora terminando gli studi specialistici di psichiatria e neurologia. Sino all'invasione tedesca del Belgio (primavera del 1940), fu ospite dell'istituto di neurologia dell'Università di Bruxelles dove continuò i suoi studi sul differenziamento del sistema nervoso. Poco prima dell'invasione del Belgio, tornò a Torino, dove, durante l'inverno del 1940, allestì un laboratorio domestico situato nella sua camera da letto per proseguire le sue ricerche ispirate da un articolo di Viktor Hamburger del 1934 che riferiva sugli effetti dell'estirpazione degli arti negli embrioni di pulcini. Il suo progetto era appena partito quando Giuseppe Levi, che era scappato dal Belgio invaso dai nazisti, ritornò a Torino e si unì a lei, diventando così, con suo grande orgoglio, il suo primo e unico assistente. Il loro obiettivo era quello di comprendere il ruolo dei fattori genetici e di quelli ambientali nella differenziazione dei centri nervosi. In quel laboratorio Rita Levi-Montalcini scoprì il meccanismo della morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno riconosciuto solo tre decenni più tardi (1972) e definito con il termine apoptosi. Il pesante bombardamento di Torino ad opera delle forze aeree angloamericane nel 1941 rese indispensabile abbandonare Torino e andare a rifugiarsi nelle campagne di un paese dell'Astigiano dove ricostruì il suo mini laboratorio e riprese i suoi esperimenti. Nel crollo del 1943 l'invasione dell'Italia da parte delle forze armate tedesche li costrinse ad abbandonare il loro rifugio ormai pericoloso. L'8 settembre 1943, il fratello Gino Levi si sposò; e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decise di portare al Sud tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Iniziò un viaggio pericolosissimo, che si concluse a Firenze, ospiti della famiglia Mori, la cui figlia, pittrice, era amica di Paola. I Levi restarono a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso domicilio. Una volta furono salvati da una domestica, che li fece scappare appena in tempo. A Firenze, Rita fu in contatto con le forze partigiane del Partito d'Azione e nel 1944 entrò come medico nelle forze alleate. Nel ’44 gli Alleati costrinsero i tedeschi a lasciare Firenze; la Montalcini divenne medico presso il Quartier Generale anglo-americano e venne assegnata al campo dei rifugiati di guerra provenienti dal Nord Italia. Qui si accorse però che quel lavoro non era fatto per lei, in quanto non riusciva a trovare il sufficiente distacco dal dolore dei pazienti. Lavoro da lei stessa definito difficile e penoso per il diffondersi delle epidemie. Dopo la guerra, la Levi Montalcini tornò dalla famiglia a Torino dove riprese gli studi accademici, allestì un laboratorio di fortuna a casa in una collina vicino ad Asti. I suoi primi studi (degli anni 1938-1944) erano stati dedicati ai meccanismi di formazione del sistema nervoso dei vertebrati. Con il suo maestro Giuseppe Levi, iniziò a fare ricerca negli embrioni di pollo attraverso i quali approfondì le ricerche sulle correlazioni nello sviluppo tra le varie parti del sistema nervoso e si rivolgeva allo studio dello sviluppo dei neuroni isolati da varie elementi del tessuto cerebrale dell’embrione. Nel 1947 il biologo Viktor Hamburger, al quale si era ispirata per molti suoi lavori, la invitò a Saint Louis, a prendere la cattedra di docente del corso di Neurobiologia al Dipartimento di zoologia della Washington University (nello stato del Missouri), prima come professore associato (sino al 1958) e poi come professore ordinario. Tra le altre cose continuò le ricerche embrionali sulle galline. Certa di rimanere negli Stati Uniti solo pochi mesi, quella che doveva essere una breve permanenza si rivelò poi una scelta trentennale. Nel 1951 si recò in Brasile per effettuare degli esperimenti in vitro presso l’Università di Biofisica di Rio de Janeiro. Fino al 1977 rimase negli USA, dove realizzò gli esperimenti fondamentali che la condussero, nel 1951-52, durante la sperimentazione di un trapianto di tumore di topo sul sistema nervoso dell’embrione di un pulcino, alla scoperta del fattore di crescita nervoso, noto come NGF (Nerve Growth Factor), una proteina che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Nel 1954, continuò nelle analisi in vitro e, in collaborazione con un suo allievo, biochimico, Stanley Cohen, arrivò all’isolamento e all’identificazione di tale sostanza presente in quantità ingenti nel veleno dei serpenti e nella ghiandola salivare dei topi: una proteina che viene sintetizzata da quasi tutti i tessuti e in particolare dalle ghiandole esocrine, con cui meglio accertò la molecola proteica tumorale e ne chiarificò i meccanismi di crescita e di differenziazione cellulare. Con questa scoperta "andava contro l’ipotesi che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni". Alla luce degli sviluppi successivi poté così cogliere appieno il significato di questa scoperta: alcune cellule del sistema simpatico sono stimolate dall’organo di cui regolano l’attività, una maggior richiesta è in grado di modificare in senso ipertrofico le cellule di questo sistema. Dopo aver sperimentato che, trattando alcuni topi con un siero anti-NGF, questi presentavano gravi problemi neuroendocrini, dovuti ad alterazioni irreversibili dell’ipotalamo, Rita Levi-Montalcini lo utilizzò per controllare la crescita dei tumori delle cellule nervose. Nel 1956 venne nominata professore associata e nel 1958 professore ordinario presso la Washington University di St. Louis e, nonostante inizialmente volesse rimanere in quella città solo per un anno, vi lavorò e vi insegnò fino al suo pensionamento, avvenuto nel 1977. Per circa trent'anni fece le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel 1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina insieme al suo studente biochimico statunitense Stanley Cohen per l'intuizione dei fattori della crescita nello sviluppo umano. Nella motivazione del Premio si legge: «La scoperta del NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell'organismo». In particolare, si distinse per la scoperta del fattore che promuove la crescita delle cellule nel sistema nervoso periferico (NGF). La scienziata devolse una parte del premio alla comunità ebraica per la costruzione di una nuova sinagoga a Roma. Nel 1987 ricevette il National Medal of Science, l'onorificenza più alta del mondo scientifico americano. Durante la permanenza negli Stati Uniti, la Levi Montalcini restò comunque legata all'Italia. Fondò un gruppo di ricerche e dal 1961 al 1969 diresse il Centro di Ricerche di neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Roma), in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University, e dal 1969 al 1979 rivestì la carica di Direttore del Laboratorio di Biologia cellulare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Dopo essersi ritirata da questo incarico "per raggiunti limiti d'età" proseguì i suoi studi come ricercatrice e Guest professor dal 1979 al 1989. Nel 1983 fu chiamata a ricoprire anche la posizione di presidente dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla, perché , nonostante i lunghi soggiorni negli Stati Uniti, non smise mai di seguire il decorso delle ricerche su questa patologia. Dal 1989 al 1995 lavorò presso l'Istituto di neurobiologia del CNR con la qualifica di "Superesperto". Le sue indagini si concentravano sullo spettro di azione del NGF, utilizzando tecniche sempre più sofisticate. Studi recenti hanno infatti dimostrato che esso ha un'attività ben più ampia di quanto si pensasse: non si limita ai neuroni sensori e simpatici, ma si estende anche alle cellule del sistema nervoso centrale, del sistema immunitario ematopoietico e alle cellule coinvolte nelle funzioni neuroendocrine. Dal 1993 al 1998 ha presieduto l'Istituto dell'Enciclopedia Italiana. È membro delle più prestigiose accademie scientifiche internazionali, quali l'Accademia Nazionale dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, l'Accademia Pontificia (prima donna ammessa), l'Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL, la National Academy of Sciences statunitense e la Royal Society. È inoltre Presidente onorario dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla. Attualmente collabora con l’Istituto Europeo di Ricerca sul Cervello (Ebri), dove si reca ogni giorno e continua le sue ricerche sul cervello, convinta che siamo alla vigilia di nuove importanti scoperte, decisive per la cura di molte patologie. Nel 1999 è stata nominata ambasciatrice dell'Organizzazione per l'Alimentazione e l'Agricoltura (FAO) dal direttore generale Jacques Diouf.

«Oggi, rispetto a ieri, i giovani usufruiscono di una straordinaria ampiezza di informazioni; il prezzo è l’effetto ipnotico esercitato dagli schermi televisivi che li disabituano a ragionare (oltre a derubarli del tempo da dedicare allo studio, allo sport e ai giochi che stimolano la loro capacità creativa). Creano per loro una realtà definita che inibisce la loro capacità di “inventare il mondo” e distrugge il fascino dell’ignoto. »
 
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